Movimento Gallery: le nuove traiettorie del collectible design in Italia
Quali sono i confini e le prospettive del collectible design nel nostro Paese? Ne parliamo con Salvatore Morales, co-fondatore di Movimento Gallery, tra sperimentazione, ricerca e nuove possibilità per il settore.
Contaminazione, dinamismo, sperimentazione: queste le tre parole che sceglierei se dovessi raccontare in estrema sintesi il lavoro che da ormai sei anni Movimento porta avanti nel mondo del collectible design. Il nome stesso della galleria è infatti una dichiarazione d’intenti che negli anni si è concretizzata in un approccio fresco, audace, ma estremamente puntuale e coerente. Fondata a Londra nel 2020, la galleria è nata da un’intuizione vincente di tre giovani progettisti – Salvatore Morales, Sacha Andraos e Lorenzo Scisciani – che hanno intercettato un bisogno crescente di esclusività e significato nel settore dell’interior design. «Realizzando interni molto grandi, principalmente residenziali, per una clientela internazionale ed eterogenea, comunque altospendente, ci siamo resi conto di come i nostri clienti ricercassero il concetto di scarcity, che viene applicato molto anche nella moda: avere qualcosa di raro, difficile da trovare, in grado raccontare una storia», racconta Salvatore Morales. Se inizialmente si occupavano in prima persona della progettazione e realizzazione dei complementi d’arredo destinati ai propri clienti, con il tempo hanno riconosciuto anche in tanti altri artisti e designer di talento l’esigenza di affidarsi a un interlocutore capace di valorizzarne il lavoro attraverso un supporto curatoriale e commerciale, contribuendo ad affermarne il posizionamento e l’autorevolezza. Movimento è nata così, in modo organico, ma con una visione ben definita fin dall’inizio, che nel tempo si è progressivamente consolidata senza mai confinarsi in rigide strutture.
Un momento di svolta è arrivato con l’ingresso nel mercato italiano, allora meno maturo rispetto a quello britannico, dove il collectible design godeva già di un certo riconoscimento nel campo dell’arte e della progettazione. Tra le differenze più significative, la capacità del pubblico inglese di riconoscere il valore di un oggetto indipendentemente dal brand o dalla notorietà del suo progettista. Una prospettiva quasi controintuitiva per il mercato italiano, storicamente legato a un modello in cui i nomi dei grandi designer sono strettamente associati a quelli delle aziende produttrici. Inoltre, nei mercati in cui il tessuto produttivo è meno esteso e radicato, designer e artigiani sono spesso costretti a esplorare strade alternative per affermarsi. Tra queste, l’autoproduzione e le piccole tirature rappresentano una soluzione particolarmente adatta alla dimensione della galleria, rispetto a quella industriale. L’Italia ha però rappresentato anche un terreno vergine in cui sperimentare ed esplorare le innumerevoli sfaccettature del collectible design, dall’aspetto progettuale a quello manifatturiero, dalla ricerca estetica a quella sui materiali. Nel 2025, l’apertura del primo spazio espositivo a Milano, in via Giacosa, ha segnato un ulteriore passo nel radicamento della loro presenza nel panorama italiano. Resta però centrale la volontà di attraversare luoghi, culture e contesti sempre diversi, dando vita a progetti curatoriali ogni volta differenti, ma accomunati da una visione audace, capace di contaminare e ibridare linguaggi e prospettive.
Il collectibe design è di per sé una disciplina che vive al confine tra due mondi: arte e progettazione, estetica e funzione. In Italia, dove il settore è in una fase di espansione, la linea di demarcazione è ancora più sfumata, ma Salvatore, Sacha e Lorenzo sembrano essersi fatti un’idea ben precisa di come vogliono affrontare questo annoso dibattito: «Anche il design è un linguaggio artistico, ma, almeno secondo la nostra esperienza e la chiave di lettura che abbiamo scelto, c’è una differenza sostanziale rispetto all’arte in senso più astratto. Il processo artistico può nascere dalla sensibilità dell’artista, da intuizioni, spunti e stimoli di natura diversa, senza dover necessariamente rispondere a esigenze specifiche. Il collectible design, invece, parte sempre da un’esigenza: quella di poter utilizzare l’oggetto, quindi dalla sua funzione. Se osservi la nostra curatela e la nostra selezione, noterai che è raro trovare pezzi che perdano la possibilità di essere utilizzati. Non è questo il tipo di collectible design che vogliamo rappresentare. Se vogliamo, potremmo definirlo arte funzionale, in contrapposizione a un’arte più astratta, semplificando un po’». A questo si aggiunge una forte spinta alla sperimentazione, che si traduce nella ricerca sui materiali, sui linguaggi espressivi e sulle tecniche produttive, con particolare attenzione alle lavorazioni manuali. È proprio questa combinazione a rappresentare un valore aggiunto per clienti e collezionisti, tra i quali il pubblico internazionale costituisce una componente significativa.
Nei primi sei anni di attività, Movimento ha saputo cavalcare efficacemente questa ambiguità, dalla recente mostra Fine Comune, in occasione dell’ottava edizione di Lake Como Design Festival, all’eclettica Masterpieces (and Tulips) durante la Milan Design Week 2024, sviluppata a quattro mani con BKV Fine Art. In quell’occasione i designer hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con opere di artisti storicizzati di grande rilievo, tra cui gli esponenti dello Spazialismo italiano, dando vita a una pluralità di suggestioni e interpretazioni. In occasione di eventi dalla più spiccata vocazione commerciale, l’approccio della galleria rimane altrettanto audace, invitando i designer a esprimere appieno la propria identità attraverso poche, ma chiare, linee guida progettuali. Alla prima partecipazione a una grande fiera commerciale, PAD London 2024, Movimento ha deciso di discostarsi dal canonico allestimento in stile “white cube” fornendo al pubblico una narrazione a 360° intorno ai pezzi in mostra, tutti accomunati dai materiali scelti. «Abbiamo chiesto a tutti i designer coinvolti di lavorare utilizzando soltanto due materiali: un travertino ascolano di scarto, perché pieno di imperfezioni, e un legno con resine sviluppato da noi. A ciascuno abbiamo lasciato la massima libertà espressiva. Il risultato è stato incredibile: pur lavorando con gli stessi materiali e gli stessi strumenti, sono emerse interpretazioni visive completamente diverse. Abbiamo scelto di presentarci con un progetto che rispecchiasse il più possibile il nostro DNA: i linguaggi espressivi sono potenzialmente infiniti e, come galleria, non ci limitiamo a incoraggiare gli artisti con cui collaboriamo a esplorare nuove possibilità, ma partecipiamo attivamente a questo processo, producendo noi stessi i loro pezzi e le loro opere», racconta Salvatore.
Ciò che emerge parlando con i tre fondatori di Movimento, oltre a una forte passione per quello che fanno, è l’attenzione che riservano ai designer con i quali collaborano. Non un semplice rapporto commerciale, ma un vero sodalizio artistico in cui il compito del gallerista si configura come una sorta di facilitatore. Movimento sceglie infatti di supportare designer e artisti nello sviluppo di un linguaggio espressivo a tutto tondo, anziché concentrarsi su un singolo pezzo, che rischierebbe di non restituire pienamente la loro visione o le intenzioni progettuali. Un approccio che si rivela particolarmente importante quando si esplorano territori inediti, come nel collectible design, spesso svincolati da linguaggi già codificati, e per i quali il pubblico necessita di tempo per sviluppare strumenti di comprensione e arrivare così ad apprezzarli. Mostre di qualità, una comunicazione efficace e una visione chiara a lungo termine sono infatti strumenti essenziali per creare autorevolezza intorno al lavoro degli artisti e, di conseguenza, della galleria che sceglie di rappresentarli e accompagnarli nel viaggio.
“Viaggio” un’altra parola che Salvatore ha accuratamente scelto per raccontare il percorso di Movimento fino ad oggi. Le prossime tappe potrebbero includere nuovi mercati, ad oggi solo parzialmente esplorati, così come la partecipazione a fiere di settore sempre più consolidate. In un mondo che si muove e cambia sempre più velocemente, la strada giusta sembra però andare nella direzione opposta: «Vogliamo rallentare, perché ci siamo resi conto che la sovrapproduzione non aiuta. Preferiamo fare meno, ma farlo meglio, investendo sulla qualità e dando a ogni progetto il tempo necessario per svilupparsi e maturare. Altrimenti si rischia soltanto di saturare ulteriormente il mercato con proposte che non hanno ancora raggiunto il grado di maturità necessario per confrontarsi con esso». Come in ogni settore, una formula magica per il successo ancora non esiste, ma per i ragazzi di Movimento la combinazione di ricerca estetica, funzionalità, tempo e pazienza si è rivelata, ad oggi, vincente.
Immagine di copertina: Movimento - LCDF 2023 - Ph Marcello Maranzan
Giornalista e curatrice di progetti culturali
Laureata in Economia e Gestione dell’Arte e dei Beni Culturali, scrive di arte contemporanea, design e lifestyle per testate italiane e internazionali e collabora a diversi progetti editoriali. Parallelamente, si occupa dell’ideazione, produzione e curatela di mostre, laboratori creativi ed eventi culturali, con un interesse particolare per i linguaggi contemporanei.