Brutale dolcezza. Antonio Marras

20.04.26

Abbiamo passato una giornata con Antonio Marras, insieme a Cottura Creativa, non per raccontare un progetto, ma per starci dentro, seguirne il ritmo mentre prende forma.

Arrivo, sculture imballate, oggetti, pezzi, sedie ancora da sistemare, elementi che emergono poco alla volta e iniziano a trovare una posizione, un equilibrio, quasi una relazione tra loro. Le sculture arrivano smembrate, divise in parti, e vengono composte al momento, assemblate direttamente nello spazio seguendo le indicazioni di Marras, in un processo che è insieme costruzione e interpretazione.

Non sono materiali, sono oggetti, sono sculture.

Molti di questi elementi arrivano dai carotaggi, estrazioni di calcestruzzo fatte su strutture reali, ponti, infrastrutture, architetture, per verificarne la resistenza; sono prove tecniche, frammenti che servono a capire se qualcosa regge, e che poi vengono scartati, lasciati da parte, dimenticati.

Qui succede il ribaltamento.

Questi pezzi, nati per essere analizzati e abbandonati, tornano e si portano dietro un passato urbano, una memoria fatta di pressione, di carico, di tempo, e dentro lo spazio di Nonostante Marras cambiano stato.

Il progetto è di Marras, nasce dai suoi schizzi, dalle sue intuizioni, da una produzione continua di idee, mentre la loro realizzazione prende forma anche grazie al lavoro di Giuseppe Pappadà, che traduce quella visione in struttura, rendendo possibile ciò che inizialmente esisteva solo come immaginazione.

Il cemento, quello attraversato, esposto, consumato, entra in una dimensione diversa, diventa qualcosa intorno a cui ci si siede, si parla, si sta, si costruiscono relazioni, ed è esattamente quello che, durante il Salone del Mobile, accadrà davvero.

Dalla città alla casa, dalla funzione alla relazione.

A quel punto il cemento smette di essere solo cemento e diventa ritmo, quasi musica, perché le superfici non sono mai uguali, sono lisce da una parte e grezze dall’altra, imperfette ma volutamente, come se ogni oggetto fosse uno spartito e ogni variazione una nota.

Antonio Marras questo lo fa da sempre, prende qualcosa da un contesto e lo porta altrove, fino a farlo diventare altro.

Un materiale brutale che diventa dolce.

Su Instagram trovate la versione breve dell’intervista, su YouTube la versione integrale.

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