LE 10 MOSTRE DA VEDERE A VENEZIA DURANTE LA BIENNALE ARTE 2026

Una guida agli appuntamenti più interessanti a Venezia tra musei, fondazioni, palazzi storici e nuovi progetti espositivi.

05.05.26

C’è chi dice che l’arte contemporanea non rispecchi più il presente. Che chi vive nel mondo dell’arte sia lontano dalla realtà, chiuso in un universo autoreferenziale. Eppure, osservando la Biennale Arte di quest’anno, queste affermazioni vengono smentite rapidamente. La geopolitica è entrata a gamba tesa nelle dinamiche culturali della kermesse d’arte più seguita al mondo. Ma è da illusi pensare che arte e politica non siano sempre state collegate.


Pensare che la Biennale sia, o debba essere, uno spazio neutrale è ingenuo: non potrebbe mai esserlo. Fin dalla fine dell’Ottocento, quando questo evento è nato, è stata concepita come un’arena di rappresentazione internazionale degli Stati, regolata da una logica di autopromozione nazionale, in cui gli Stati stessi sono attori attivi nella selezione degli artisti. Basti pensare che ogni Padiglione presente al suo interno non appartiene alla Fondazione, ma al singolo Stato. Sarebbe ora di prendere coscienza del fatto che la Biennale è uno spazio geopolitico critico: in 42.000 metri quadrati si concentrano “29 ambasciate nazionali”, diventando una vera e propria mappa di potere. 


Dall’Ottocento a oggi, le esposizioni internazionali basate sulla rappresentanza statale sono sempre state strumenti di diplomazia culturale, spazi di soft power. Quindi è inevitabile che certe dinamiche geopolitiche contemporanee si ritrovano anche all’interno della Biennale Arte.


Ma se troveremo militari all’interno dell’esposizione, Padiglioni blindati, assenze che hanno il profumo della protesta o dell’attuazione delle sanzioni europee, da questa settimana in poi la città lagunare si riempirà anche di mostre. Ogni calle — la tipica via veneziana — ospiterà piccoli o grandi opening, e il rischio di visitare una mostra poco interessante, o di finire dentro un progetto espositivo del tutto evitabile, sarà molto alto.


Per questo motivo abbiamo preparato una lista di dieci mostre da non perdere a Venezia durante la Biennale Arte: progetti non solo tra i più interessanti sulla carta, ma capaci di leggere il presente e interpretarlo in modo innovativo.

"Transforming Energy" Marina Abramović - Gallerie dell'Accademia di Venezia
Marina Abramović, ©Marco Anelli, 2025 Marina Abramović, ©Marco Anelli, 2025

Alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Marina Abramović entra in dialogo con il cuore del patrimonio veneziano, portando la sua ricerca sul corpo, sulla resistenza e sulla trasformazione spirituale dentro le sale della collezione permanente. Con Transforming Energy, la prima grande mostra dedicata a un’artista donna vivente nella storia dell’Istituto, Abramović invita il pubblico a superare l’idea di osservazione passiva: tra opere iconiche, performance storiche, nuovi lavori e Transitory Objects interattivi, il visitatore diventa parte attiva di un’esperienza in cui passato e presente, materia e immateriale, corpo e spirito si incontrano. 


Fino al 19 ottobre 2026

"CANICULA", Fondazione In Between Art Film, Complesso dell’Ospedaletto, Venezia
Janis Rafa, Sacrificial Transgressions (titolo provvisorio), 2026. Still di produzione. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film Janis Rafa, Sacrificial Transgressions (titolo provvisorio), 2026. Still di produzione. Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film

Al Complesso dell’Ospedaletto, Fondazione In Between Art Film presenta Canicula, terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze”, dopo Penumbra e Nebula. La mostra riunisce otto nuove video installazioni site-specific, commissionate e prodotte per l’occasione, trasformando l’architettura storica dell’Ospedaletto in un dispositivo cinematografico fatto di luce, calore, visione e disorientamento. Curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, Canicula parte dall’idea di una luminosità eccessiva, accecante, per riflettere sul sovraccarico di immagini, sulla distorsione delle informazioni e sulla pressione che attraversa corpi, società e ambiente. Un percorso immersivo in cui il caldo torrido diventa metafora del presente e della sua instabilità.

Fino al 22 novembre 2026

"HELTER SKELTER" ARTHUR JAFA AND RICHARD PRINCE, Fondazione Prada
Arthur Jafa, Mickey Mouse was a Scorpio, 2017 (detail). Private collection © Arthur Jafa / Midnight Robber © Photo: Ian Watts.TV. Richard Prince, Graduation, 2008. Collection of Larry Gagosian © Richard Prince Arthur Jafa, Mickey Mouse was a Scorpio, 2017 (detail). Private collection © Arthur Jafa / Midnight Robber © Photo: Ian Watts.TV. Richard Prince, Graduation, 2008. Collection of Larry Gagosian © Richard Prince

A Ca’ Corner della Regina, Fondazione Prada presenta Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, una doppia mostra personale curata da Nancy Spector che mette in dialogo due tra le figure più radicali dell’arte americana contemporanea. Attraverso oltre cinquanta opere — tra fotografie, video, installazioni, sculture e dipinti — il percorso accosta le pratiche di Jafa e Prince, accomunate dall’uso dell’appropriazione e dalla manipolazione di immagini provenienti dalla cultura popolare, dai media, dal cinema, dalla musica, dalla pubblicità e dai social. Ne emerge un ritratto disturbante e stratificato degli Stati Uniti: un Paese attraversato da violenza, miti, razza, mascolinità, sottoculture e contraddizioni irrisolte. Una mostra intensa, esplicita e volutamente destabilizzante, in cui le immagini diventano ready made capaci di mettere in crisi le narrazioni consolidate dell’immaginario americano.

Fino al 23 novembre 2026

Lorna Simpson & Paulo Nazareth - Punta della Dogana 
(floor) Lorna Simpson, Vibrating cycles, 2026, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth (wall, from left to right) Lorna Simpson, Night Fall, 2023, Private Collection; Thin Bands, 2019, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth; Time, 2021, Private Colle (floor) Lorna Simpson, Vibrating cycles, 2026, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth (wall, from left to right) Lorna Simpson, Night Fall, 2023, Private Collection; Thin Bands, 2019, Courtesy of the artist and Hauser & Wirth; Time, 2021, Private Colle

A Punta della Dogana, la Pinault Collection presenta due grandi mostre personali che interrogano memoria, identità e storia attraverso linguaggi e geografie diverse. Al piano terra, Lorna Simpson costruisce un percorso tra pittura, collage, installazioni e film, esplorando le falle della rappresentazione, l’erosione della memoria e l’ambiguità delle immagini. Al piano superiore, Paulo Nazareth trasforma lo spazio dell’ex dogana con una mostra che attraversa oltre vent’anni della sua pratica, dove camminare diventa un modo per rileggere le fratture razziali e coloniali della storia. Due esposizioni complementari, in cui materia, archivio, corpo e viaggio diventano strumenti per far emergere ciò che spesso resta sommerso.

Fino al 22 novembre 2026

Michael Armitage & Amar Kanwar - Palazzo Grassi
(from left to right) Michael Armitage, Nyayo, 2017, Private Collection; Witness, 2022, Courtesy of the artist and White Cube, Strange Fruit, 2016, Private Collection. Installation views, Michael Armitage. The Promise of Change, 2026, Palazzo Grassi, Venez (from left to right) Michael Armitage, Nyayo, 2017, Private Collection; Witness, 2022, Courtesy of the artist and White Cube, Strange Fruit, 2016, Private Collection. Installation views, Michael Armitage. The Promise of Change, 2026, Palazzo Grassi, Venez

A Palazzo Grassi, la Pinault Collection presenta due mostre personali dedicate a Michael Armitage e Amar Kanwar, due artisti capaci di trasformare la pittura e l’immagine in strumenti di lettura critica del presente. Armitage riunisce dipinti, nuove produzioni e oltre cento studi, costruendo un universo pittorico sospeso tra cronaca, visione, memoria e tensioni sociopolitiche, dove l’Africa orientale diventa il punto di partenza per riflettere su violenza, migrazione, identità e potere. Al secondo piano, Amar Kanwar mette in dialogo due installazioni multimediali realizzate a vent’anni di distanza, intrecciando documentazione, poesia e attivismo in una meditazione sulla giustizia, la resistenza e la fragilità della natura umana. Due percorsi intensi, in cui le immagini non raccontano solo il mondo, ma ne rivelano le ferite, le ambiguità e le verità più instabili.


Fino al 10 gennaio 2027

Joseph Kosuth - Casa dei Tre Oci
Joseph Kosuth ph. Peter Lindbergh, 2028 Joseph Kosuth ph. Peter Lindbergh, 2028

Alla Casa dei Tre Oci, il Berggruen Institute Europe rende omaggio a Joseph Kosuth, figura centrale dell’arte concettuale, con una mostra che riunisce opere storiche e una nuova installazione al neon pensata per l’occasione. Con The-exchange-value-of-language-has-fallen-to-zero, Kosuth riflette sulla perdita di peso del linguaggio nel clima culturale contemporaneo, saturo di media e immagini, mettendo in discussione l’idea che le parole abbiano significati fissi e definitivi. Attraverso installazioni, testi, oggetti e interventi concettuali, il percorso invita il visitatore a entrare attivamente nel processo di interpretazione, mostrando come il significato nasca sempre dalla relazione tra parola, spazio, immagine e contesto.


Fino al 22 novembre 2026

"Tide of Returns" - Ocean Space
Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo: Jacopo Salvi Repatriates Collective, “From My Mother’s Country”, 2026. Exhibition view of “Tide of Returns”, Ocean Space, Venice. Commissioned and produced by TBA21–Academy. Photo: Jacopo Salvi

A Ocean Space, TBA21–Academy inaugura la stagione espositiva 2026 con Tide of Returns, una mostra nata dalla ricerca artistica del Repatriates Collective e attraversata da pratiche di cura, memoria ecologica e saperi indigeni. Attraverso opere che dialogano con la terra, l’oceano e i corpi che ne custodiscono le storie, il percorso riflette sulla possibilità di superare forme di violenza culturale, sociale e ambientale. Materiali restituiti dal mare, rituali, memorie familiari e oggetti culturali diventano strumenti per immaginare nuove relazioni tra comunità umane e oceano, in un presente segnato dall’eredità coloniale e dalle economie estrattive.


Fino al 11 ottobre 2026

Jenny Saville - La Galleria Internazionale di Ca’ Pesaro
Jenny Saville, Portrait © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026 Photo: Tyler Mitchell Courtesy Gagosian Jenny Saville, Portrait © Jenny Saville. All rights reserved, DACS 2026 Photo: Tyler Mitchell Courtesy Gagosian

A Ca’ Pesaro, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna dedica a Jenny Saville la prima ampia mostra veneziana della sua opera, ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni Novanta fino a oggi. Attraverso oltre trenta dipinti e disegni, il percorso mette in dialogo le sue tele monumentali con la grande tradizione pittorica della città, in particolare con la scuola veneziana e i maestri italiani del passato. Ne emerge un confronto potente tra corpo, materia, storia e pittura, culminando in un ciclo inedito di opere create appositamente per Ca’ Pesaro: un omaggio intenso alla città lagunare e alla forza inesauribile della pittura.


Fino al 22 novembre 2026

"La Geometria della Grazia", Horst P. Horst. - Le stanze della fotografia
Mostra fotografica “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia” Mostra fotografica “Horst P. Horst. La Geometria della Grazia”

Alle Stanze della Fotografia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, Horst P. Horst. La Geometria della Grazia rende omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento, andando oltre la celebre produzione di moda che lo ha reso iconico sulle pagine di Vogue. Attraverso oltre trecento opere tra fotografie, stampe vintage, disegni e documenti inediti, la mostra restituisce la complessità di un autore capace di trasformare l’immagine in un’architettura di luce, proporzione e bellezza. Tra modernismo e classicità, rigore e sensualità, il percorso racconta una fotografia fondata sull’equilibrio delle forme e sulla grazia della composizione.


Fino al 5 luglio 2026

"Peggy Guggenheim a Londra" - Collezione Peggy Guggenheim
Vasily Kandinsky (1866-1944)  Curva dominante (Courbe dominante), aprile 1936  Olio su tela, 129,2 x 194,3 cm  Museo Solomon R. Guggenheim, New York, Solomon R. Guggenheim  Founding Collection Vasily Kandinsky (1866-1944) Curva dominante (Courbe dominante), aprile 1936 Olio su tela, 129,2 x 194,3 cm Museo Solomon R. Guggenheim, New York, Solomon R. Guggenheim Founding Collection

Alla Collezione Peggy Guggenheim, Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista ricostruisce l’avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva tra il 1938 e il 1939. In soli diciotto mesi, quello spazio divenne un punto di riferimento per le avanguardie europee, tra astrazione e Surrealismo, contribuendo a definire Peggy come collezionista, mecenate e figura centrale del Novecento. Attraverso opere, materiali d’archivio e artisti come Kandinsky, Mondrian, Barbara Hepworth, Henry Moore e Sophie Taeuber-Arp, la mostra racconta un momento di sperimentazione radicale, nato alla vigilia della Seconda guerra mondiale, in cui prese forma una delle visioni collezionistiche più influenti del secolo.


Fino al 19 ottobre 2026

Alessio Vigni, nato nel 1994. Progetta, cura, scrive e si occupa di arte e cultura contemporanea.


Collabora con importanti musei, fiere d'arte, organizzazioni artistiche. Come curatore indipendente, lavora principalmente con artisti emergenti. Recentemente ha curato "Warm waters" (Roma, 2025), "SNITCH Vol.2" (Verona, 2024)e la mostra "Dialoghi empatici" (Milano, 2024). La sua pratica curatoriale indaga il rapporto tra il corpo umano e le relazioni sociali dell'uomo contemporaneo.


Scrive per diverse riviste specializzate ed è autore di cataloghi d'arte e podcast. Per Psicografici Editore è coautore di SNITCH. Dentro la trappola (Roma, 2023). Dal 2024 è membro dell'Advisory Board di (un)fair.

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