Luciano Fabro a Pirelli HangarBicocca: l’arte di abitare lo spazio
Circa cinquanta opere ripercorrono la ricerca di Luciano Fabro tra materia, percezione e ambienti da attraversare. A Milano, scopriamo “Abitare lo spazio” a partire dalle parole della figlia Silvia.
Al Pirelli Hangar Bicocca di Milano è allestita fino al 21 febbraio una mostra grandiosa, tutta da vivere e sperimentate. Luciano Fabro. Abitare lo spazio è la nostra mostra del mese e per raccontarla cominciamo dalle parole di Silvia Fabro, figlia di Carla e Luciano.
«Milano fino ad oggi non ha prestato molta attenzione alla ricerca artistica di mio padre, che pure ha dato tanto alla città. Questa mostra all’Hangar nasce da tre anni di ricerca con le curatrici, Fiammetta Griccioli e Roberta Tenconi, e dal confronto con Vicente Todolì: sono felice di aver dato il mio contributo. Fabro, mio padre, era un artista, noi non lo siamo: ciò che possiamo fare per far conoscere i suoi lavori è presentarli il mondo rigoroso e accurato. Il nostro compito è tramandare alle nuove generazioni le intuizioni di Fabro».
Silvia, abituata fin da piccolissima ad “andar per mostre” al seguito dei due giovanissimi genitori, ha ancora ricordi nitidi di come il padre lavorasse ai progetti, di come installasse le sue opere. Sono passati quasi 20 anni dalla sua morte, avvenuta nel 2007, e la sua libertà creativa ha ancora molto da dirci.
Nato a Torino nel 1936 e cresciuto in Friuli prima di trasferirsi a Milano alla fine degli Anni Cinquanta, Luciano Fabro occupa una posizione centrale nella storia dell’arte del secondo Novecento. Figura di spicco dell’arte italiana del Dopoguerra, ha visto il proprio nome indissolubilmente legato all’esperienza dell’Arte Povera, pur dimostrando sempre un’attitudine alla ricerca individuale, rigorosa e mai omologata.
Fabro ha infatti costruito negli anni un percorso personale fondato sul continuo confronto tra materia, linguaggio, percezione e pensiero. Fin dagli esordi, ha sviluppato una personale indagine sul concetto di abitare lo spazio, inteso come un campo dinamico d’azione, esplorando al contempo lo sguardo, l’esperienza e la relazione diretta dello spettatore con l’opera e con l’ambiente circostante. Per Fabro la pittura si traduce in visione e la scultura in rivelazione, uno strumento capace non di rappresentare il mondo, ma di rivelarlo, facendo emergere nuove possibilità di lettura attraverso l’esperienza diretta dello spazio. Le sue sculture nascono dall’incontro tra materiali molto diversi, dai più tradizionali come il marmo, il vetro e il bronzo, fino a quelli meno consueti o precari come la seta, il piombo e gli specchi, ciascuno scelto per le sue qualità sensoriali ed evocative. Girando per le grandi navate di Pirelli Hangar Bicocca si tocca con mano questa varietà.
Accanto alla produzione artistica, Fabro è stato anche un teorico rigoroso che ha affiancato alla pratica una vasta produzione di scritti e contributi critici. Non solo: arrivato a Milano (dove nei primi anni Sessanta si manteneva facendo mille lavori) tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta contribuì alla fondazione della Casa degli Artisti insieme a Hidetoshi Nagasawa e Jole De Sanna, trasformandola in un laboratorio di confronto e sperimentazione aperto alle nuove generazioni. Dal 1983 al 2002 insegnò all’Accademia di Belle Arti di Brera, formando e ispirando intere generazioni di artisti: in tanti ancora si ricordano le sue lezioni, sempre affollatissime, e la sua generosità con i giovani.
A oltre un decennio dall’ultima mostra internazionale al Museo Reina Sofía di Madrid, finalmente celebriamo Fabro con la prima retrospettiva museale a lui dedicata nel nostro Paese: l’esposizione allestita in Pirelli HangarBicocca riunisce circa 50 opere tra sculture e installazioni, ripercorrendo l’intero arco creativo dell’artista dagli esordi fino agli esiti più maturi. Al centro del percorso espositivo c’è il concetto di habitat, una nozione che attraversa la ricerca di Fabro fin dagli Anni Sessanta e che diventa esplicita nei decenni successivi: l’habitat richiama la duplice origine etimologica tra il verbo habito, ovvero abitare un certo luogo, e il sostantivo habitus, inteso come forma ed elemento esteriore. In questa prospettiva, l’habitat diventa uno spazio da attraversare, un luogo capace di orientare lo sguardo, modificare la nostra percezione e la nostra capacità di costruire relazioni.
Le ampie Navate di Pirelli HangarBicocca diventano così il contesto ideale per accogliere questa visione, alternando opere autonome a grandi nuclei ambientali nei quali più lavori convivono all’interno di un unico spazio. Accanto ai celebri interventi con superfici riflettenti degli Anni Sessanta, la mostra presenta gli sviluppi successivi della ricerca fino ai grandi habitat in carta, alcuni dei quali vengono ricostruiti appositamente negli spazi espositivi sulla base dei progetti e delle indicazioni lasciate dall’artista.
Il consiglio è quello di prendere la guida preparata dal museo e di lasciarsi condurre dal percorso, con la calma che l’arte raffinata di Luciano Fabro richiede.
Immagine di copertina: Luciano Fabro Sala Pentagonale, 1970 Installation view, Pirelli HangarBicocca, Milan, 2026 Reconstruction by Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro) Courtesy Pirelli HangarBicocca, Milan Photo Agostino Osio
Milanese, giornalista professionista, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates.