Oltre la Biennale 2026: Alla scoperta della Fondazione Bevilacqua La Masa

Tra gli atelier di Palazzo Carminati e la 108ª Collettiva: viaggio nel vivaio dell'arte contemporanea veneziana che dà voce ai giovani talenti

13.05.26

Nella settimana di apertura della 61 edizione della Biennale Arte di Venezia – giornate intense come è stato raccontato anche su Cottura Creativa, giornate attraversate da tempeste e manifestazioni politiche e da tensioni forti in Laguna – dopo aver visitato la mostra principale ‘In Minor Keys’ di Koyo Kouoh e 100 Padiglioni Nazionali – ci siamo allontanati dai Giardini e dalle monumentali mura dell’Arsenale, per cercare un posto diverso. Un luogo che fosse “palestra e vivaio” per l’arte contemporanea. Parliamo della Fondazione Bevilacqua La Masa.

Un’eredità ribelle: chi è la Bevilacqua La Masa

Per capire l’anima di questa istituzione bisogna fare un salto all’indietro fino al 1898. La protagonista è la Duchessa Felicita Bevilacqua, vedova del generale La Masa, una donna dalla visione straordinaria che decise di lasciare il proprio palazzo sul Canal Grande (il celebre Ca’ Pesaro) alla città. Incredibile, vero? Ma non fu un regalo incondizionato: la Duchessa mise nero su bianco una clausola che ancora oggi è il DNA della Fondazione: il palazzo doveva servire a favorire i "giovani artisti, ai quali è spesso interdetto l’ingresso nelle grandi esposizioni".

In un’epoca in cui la Biennale era già un’istituzione prestigiosa ma spesso conservatrice e prona alle leggi del mercato, la Bevilacqua La Masa nacque come spazio di resistenza e di libertà, un luogo dove gli "esclusi" potevano trovare una casa e un pubblico. Da allora, passare per le sue sale o vincere una delle sue borse di studio è diventato un rito di passaggio obbligato per ogni creativo che voglia lasciare un segno in Laguna.

Il vivaio del futuro

La Fondazione Bevilacqua La Masa non è un semplice spazio espositivo: qualcuno lo definisce “un ecosistema”. La sua importanza risiede nella capacità di presidiare diverse sedi strategiche in città — dalla Galleria di Piazza San Marco a Palazzetto Tito, fino al Complesso dei SS. Cosma e Damiano alla Giudecca — trasformandole in laboratori permanenti.

Il fiore all'occhiello sono gli Atelier: 12 studi assegnati ogni anno a giovani artisti (singoli o collettivi) che per 12 mesi possono vivere e lavorare nel cuore di Venezia. In una città che rischia costantemente di svuotarsi e di diventare un museo a cielo aperto, vittima di un overtourism a tratti asfissiante, la Bevilacqua La Masa garantisce la presenza di una comunità creativa attiva, mantenendo vivo il dialogo tra la produzione artistica e il tessuto urbano.

La 108ma Collettiva Giovani Artisti

Se volete misurare la temperatura dell'arte che verrà, l';appuntamento imperdibile di questa stagione (fino 28 giugno 2026) è la 108ma Collettiva Giovani Artisti. Ospitata nella suggestiva Sala del Camino ai SS. Cosma e Damiano, sull'Isola della Giudecca, la mostra è il risultato di una selezione rigorosa: su 320 candidature, sono state scelte 46 opere di 37 artisti under 30 residenti nel Triveneto. È una mostra che "scotta", fatta di urgenza e linguaggi eterogenei. Non c’è una formula prestabilita: si passa dalla pittura più viscerale alla scultura sperimentale, dalle installazioni video alle performance e alle pratiche processuali. Entrare in questa esposizione significa confrontarsi con le ossessioni, le paure e le speranze di una generazione di creativi che guarda al mondo con occhi nuovi. Il concorso non è solo una vetrina: tre vincitori assoluti entrano ufficialmente nella Collezione della Fondazione grazie a un premio acquisto di 7.000 euro, un sostegno concreto che permette a questi ragazzi di fare il primo, vero passo nel mondo del professionismo.

Un itinerario tra storia e innovazione: i nostri incontri

Durante i mesi della Biennale Arte 2026, le sedi della Bevilacqua La Masa diventano ponti tra la storia e la contemporaneità: dovendo scegliere una sede da visitare, abbiamo puntato su Palazzo Carminati, in zona Santa Croce: qui si trovano 8 atelier dove abbiamo respirato “aria buona”. Li raggiungi – è proprio il caso di dirlo: 88 scalini di quelli “veneziani”, ben ripidi - e ti si apre un mondo: siamo entrati negli atelier di Rovers Malaj, albanese, 30 anni, che immagina un mondo sui toni del rosa e che inventa un figurativo estremamente interessante, poi ci siamo spostati nell’ampio atelier dell’inglese Hetty Laycock, 27 anni, che lavora con la cera e con ciò che trova nelle calli, come le foglie secche, e crea sculture affascinanti, e poi ancora abbiamo chiacchierato con Paola Cenati, bergamasca, 26 anni, che lavora con il legno e modella sculture affascinanti e infine da Ketty Gobbo, di Treviso, 27 anni, che ha trasformato il suo atelier mansardato in una vera Wunderkammer con una installazione di scontrini della spesa, con l’idea di ragionare su tutto ciò che, ogni giorno, scartiamo senza rendercene conto.

Milanese, giornalista professionista, mamma di due gagliarde adolescenti, ama raccontare il bicchiere mezzo pieno della vita, senza trascurare eventuali depositi sul fondo. Da quindici anni si dedica con passione alla cronaca culturale, italiana e internazionale, e firma interviste per alcune delle principali testate italiane. Fissata da sempre con l’arte contemporanea, è anche una travel addicted iper-organizzata. Ultimamente ha tradito la corsa con il pilates. 

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