Palazzo Previtera e SARP: arte e ospitalità ai piedi dell’Etna
A Linguaglossa, il progetto di Alfio Puglisi unisce una dimora storica trasformata in hotel-museo e una residenza d’artista internazionale, facendo dialogare arte contemporanea, paesaggio, cucina e memoria del territorio.
La prima cosa che ho pensato entrando a Palazzo Previtera è stata che non avrei potuto essere altrove se non in Sicilia. La sensazione è stata quella di entrare in uno spazio domestico di altri tempi, con le testate dei letti in legno e madreperla, i cuscini ricamati a mano, i ritratti di famiglia alle pareti, libri che risalgono a secoli fa e una vera e propria cappella privata. Era come entrare in uno spazio che non evoca la Sicilia, ma le appartiene. Una casa di quelle che non esistono quasi più, dall’atmosfera sospesa e intrisa delle stratificazioni del tempo. Eppure, allo stesso tempo, contemporanea: con tutti i comfort del XXI secolo e opere d’arte contemporanea che riportano quegli stessi ambienti al presente.
Palazzo Previtera era un tempo la residenza di campagna della famiglia Previtera, originaria di Arcireale, che a Linguaglossa – piccolo paese a circa 500 metri di altitudine, alle pendici del versante nord dell’Etna – è impegnata da generazioni nella coltivazione di vite, aranci e nocciole. Dal XVII secolo, la famiglia ha contribuito attivamente alla storia economica, culturale e agricola della zona. All’ingegnere Antonino Previtera si deve, ad esempio, un importante impulso alla valorizzazione della viticoltura etnea e la fondazione, nel 1968, della DOC Etna Ragabo, che contribuì a consolidare il prestigio dei vini del territorio, oggi conosciuti e apprezzati anche al di fuori della Sicilia.
Quella della famiglia Previtera è una storia che, attraverso generazioni e trasformazioni, non ha mai perso il legame con la terra. Ed è proprio da questa eredità che è partito Alfio Puglisi, pronipote di Antonino, quando, dopo il dottorato in Economia politica a Londra, ha scelto di tornare in Sicilia e dare nuova forma a una storia familiare che gli appartiene. Il suo progetto unisce arte contemporanea, ospitalità, vino e cucina, interrogandosi su come un territorio possa essere raccontato e vissuto nel presente senza perdere ciò che lo rende unico.
A Linguaglossa, Puglisi ha riportato in vita gli spazi della propria famiglia trasformandoli, dopo un lungo restauro conservativo durato dodici anni, in luoghi aperti alla contemporaneità. Palazzo Previtera è oggi un hotel, una galleria e una sorta di museo abitato. A pochi passi, quella che un tempo era l’edificio agricolo destinato all’essiccazione delle nocciole è diventata la sede di SARP – Sicily Artist in Residence Program, la residenza d’artista fondata da Puglisi nel 2019. Una residenza che non offre soltanto agli artisti uno spazio dove lavorare indisturbati, lontani dalla confusione dei grandi centri dell’arte contemporanea, ma chiede loro di misurarsi con il luogo in cui si trovano.
La selezione degli artisti parte dal loro interesse per il paesaggio e per le trasformazioni che lo attraversano. Durante la permanenza a Linguaglossa, gli artisti vivono il territorio e lo incorporano nella propria ricerca: osservano l’Etna, la sua geologia, la vegetazione e i cambiamenti che ne modificano continuamente il volto. Se la pietra lavica diventa materia per le sculture di Leo Orta e la terra rossa dell’Etna la base per le ceramiche di Santiago Alvarez e Luis Gabriel Sanabria, la geografia del luogo entra nelle immagini di Matthew Attard e ispira le opere della pittrice Silvia Giordani, la cui mostra da SARP è attualmente in corso e visitabile fino al 29 settembre. L’obiettivo non è portare la contemporaneità in Sicilia, ma creare le condizioni affinché sia il territorio a generarla.
Lo stesso approccio l’ho riscontrato a Palazzo Previtera, dove il rapporto con il luogo è letteralmente inscritto nell’architettura e la materia non è un elemento decorativo aggiunto a posteriori. Il palazzo sorge sulle colate laviche del 1180 e del 1500, che riaffiorano nella zona della piscina e negli spazi del giardino, un tempo cava di pietra lavica, da cui provengono alcuni degli aromi utilizzati da Previtera Kitchen, il ristorante dell’hotel guidato dallo chef giapponese Kaita Osumimoto. Si cena sotto arcate di pietra lavica, mentre tracce dell’eruzione del 1180 restano visibili, incorporate nelle pareti.
Il menù – un percorso di cucina sperimentale – non indulge in riferimenti o commistioni didascaliche tra Sicilia e Giappone, ma parte da ciò che il territorio offre per creare qualcosa di nuovo. Agrumi, erbe, fiori, verdure, pesce e carne raccontano una Sicilia che non viene ricostruita attraverso le ricette della tradizione, ma attraverso le sue materie prime. È un modo di cucinare che, come quello degli artisti in residenza, non prende il territorio come un repertorio di immagini da riprodurre o consumare, ma come qualcosa da osservare, comprendere e reinterpretare.
In un certo senso, arte, ospitalità, vino e cucina sono tutti modi per entrare in relazione con un territorio e raccontarlo a chi arriva da fuori. Il vino ne racconta la terra, la cucina ne traduce le materie, l’architettura ne conserva la memoria, mentre gli artisti ne osservano le trasformazioni e provano a immaginarne il futuro.
Per mia esperienza personale, il mondo dell’hospitality, così come, in modo diverso, quello di alcune residenze d’artista, corre il rischio di costruire immagini dei luoghi più che occasioni per comprenderli davvero. Questa seconda direzione sembra animare il progetto che unisce SARP e Palazzo Previtera: permettere di abitare una storia, senza trasformarla in un’immagine nostalgica o patinata del passato, e lasciare che proprio da quella storia possa emergere una nuova idea di presente e di futuro.
Elena Caslini (1991) è una storica dell'arte e giornalista indipendente. Dopo il Master in Storia dell'Arte presso il Courtauld Institute of Art di Londra, ha lavorato per gallerie e case d'asta internazionali, tra cui Gagosian e Christie's, contribuendo allo sviluppo della Galleria Tommaso Calabro sin dalla sua fondazione a Milano nel 2018 e fino al 2024.
Da quasi dieci anni scrive di arte, cultura e viaggi, raccontando mostre, artisti e destinazioni culturali, e intervistando i protagonisti del panorama artistico internazionale. Ama scoprire luoghi in cui arte e ospitalità si intrecciano, esplorando il rapporto tra creatività, territorio e identità culturale.
Collabora regolarmente con Vogue Italia, Il Giornale dell'Arte, PARNASS, La Gazzetta Antiquaria, Vanity Fair, By's Magazine, e firma la rubrica Gallery Series per Harper's Bazaar Italia.